“Perdida en Amazonia”, nel cuore di Madre Terra

Un viaggio alla ricerca di Pachamama.

Il mio racconto di questa meravigliosa esperienza a contatto con la natura e lontana dalla cosiddetta civiltà, “Perdida en Amazonia”, nel cuore di Madre Terra.

Solo dopo aver prenotato il volo per Lima, studiando il paese, ho scoperto che avrei potuto realizzare uno dei sogni che ho da quando sono bambina, un sogno della vita: vedere il polmone verde del mondo, la foresta pluviale Amazzonica… non potevo non includerla nel viaggio!!! 

IMG_5158L’infinita distesa verde che ad un certo punto ha riempito il finestrino dell’aereo, i miei occhi e la mia anima di gioia in un nanosecondo, ha spazzato via ogni dubbio o insicurezza sulle scelte fatte. Ancora dovevo atterrare e già non vedevo l’ora di immergermi nella natura! Siamo nel cuore di Madre Terra, Pachamama!

Uscita dal minuscolo aeroporto di Iquitos (dall’alto una ferita nella giungla) mi accolgono un meraviglioso caldo tropicale (venendo dal dicembre fiorentino…) ed un super sole che alle 8 del mattino è già ustionante. Adoro!

Contratto un mototaxi ed in un traffico pazzesco e senza regole mi porta al Flying Dog Hostel proprio sul Malecón… che si affaccia sul Rio Amazonas… mi sento come in un documentario…

Arrivata in ostello, mi sono data appena il tempo di prendere possesso del mio letto, capire dove ero, darmi una lavata, conoscere los compañeros della camerata ed armata della mia scassatissima Nikon (RIP), sono andata subito ad esplorare i dintorni.

Il fascino di Iquitos è fortemente legato alla sua particolarissima posizione geografica, ma anche all’aspetto un po’ decadente che l’accompagna: la cittadina ha infatti vissuto anni di gloria quando l’economia era esplosa intorno al caucciù, per poi decadere quando questo prodotto è stato sostituito dalla chimica oppure da approvvigionamenti più convenienti in altri posti del globo. Mi ha ricordato molto Cuba in questo, nei meravigliosi colori, suoni e odori tropicali che riescono a mitigare i forti contrasti tristemente tipici di molti paesi che hanno subito uno sfruttamento su tutti i fronti.

La cittadina è piccola e si gira velocemente se non ci si perde per il mercato di Belem a parlare con i venditori per cercare di capire cosa sono la maggior parte dei prodotti!! Un luogo unico al mondo, il mercato della Selva.

Rientro in ostello per riposarmi un po’, e casualmente inizia un’altra avventura …

Ayahuasca, a tu per tu con lo Shamano

Alle 8am puntualissimo arriva il pick up del Cumaceba Lodge, breve tragitto fino all’ imbarcadero ed in un’oretta di navigazione sul Rio raggiungiamo il paradiso… http://www.cumaceba.com/es/lodges/cumaceba.html

Golbert è una Super Guida. Nei 4 giorni a seguire non ha mai smesso di raccontarmi storie incredibili, da spiriti della selva che ti rapiscono ad anaconda giganti mangia-uomini… indigeni, shamani, etc etc, le classiche storie che ancora raccontano ai loro bambini per insegnargli ad aver rispetto della natura ed una sana paura della Selva, del Rio e dei suoi pericolosissimi abitanti.

Lo scorrere delle giornate è stato scandito da passeggiate nella selva a varie ore del giorno per poter vedere i vari animali, ma soprattutto per riempirsi le orecchie dei loro suoni… infiniti, continui, sconosciuti…una musica incessante, come un concerto in cui i musicisti si danno il cambio nel corso della giornata a rotazione.

A navigare sul Rio a cercare i delfini rosa (visti grigi…) oppure addentrandosi nei rami secondari del fiume per pescare pirañhas (la cena!). Come dice Golbert, nella giungla tutto quello che si muove è mangiabile (…) e il pirañha era buono, ed anche il pesce gatto fritto (ok fritto è buono tutto). Birrini al tramonto al molo del lodge, mega oziate in amaca. L’alba come sveglia, l’imbrunire per il riposo. That’s life.

Il picco di felicità l’ho raggiunto durante la visita ad un centro di recupero animali feriti, tra scimmie, pappagalli e bradipi… tutti liberi… senza paura dell’uomo… una bambina impazzita!

Vivere 4 giorni e 3 notti nel cuore della foresta Amazzonica peruviana, totalmente disconnessa dal mondo a me conosciuto, dalle comodità basilari a cui sono abituata (elettricità solo poche ore la sera, zero segnale telefonico), ad almeno un’ora di navigazione dal centro abitato più vicino, con insetti e tarantole come fosse il giorno del giudizio, bhè, da non credersi, ma sono stati i quattro giorni più rilassanti della mia vita. Senza interferenze e/o stimoli esterni che potessero distrarmi dal mio obiettivo e totalmente connessa con me. Mangiare. Dormire. Meditare. Parlare con alberi e animali. Troppo pochi 4 giorni. Riportatemi li!!

A Mamma&Babbo, solo grazie a voi!

Silvia Rossi

20/23 dicembre 2017

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2 pensieri riguardo ““Perdida en Amazonia”, nel cuore di Madre Terra”

  1. Che meraviglia!
    Sembra quasi impossibile una cosa simile e invece tu ne parli e wow, quindi si può! Si può lasciare tutto e stare senza elettricità e senza connessione e solo a riscoprirsi e a scoprire il mondo che ci circonda.
    Che spettacolo, restituisce la giusta grandezza alle cose.

    Grazie per questo post così ispirativo 🙂

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