Notti alle Terme a Rapolano

Conosciute fin da tempi antichissimi per le molteplici proprietà benefiche, le acque di Rapolano Terme sono ricche di zolfo e bicarbonato di calcio, un toccasana per pelle, ossa ed apparato respiratorio.

Perché non regalarsi qualche ora di totale relax con un Notti alle Terme a Rapolano, dopo aver gironzolato per tutto il giorno per colline e borghi delle Toscana?

Conosciute fin da tempi antichissimi per le molteplici proprietà benefiche, le acque di queste località sono ricche di zolfo e bicarbonato di calcio, un toccasana per pelle, ossa ed apparato respiratorio.

San Giovanni Terme Rapolano

Ci sono più di uno stabilimento, ho provato, le Terme di San Giovanni per le sue belle piscine esterne e per il suo orario prolungato il sabato sera fino alle 1:00am con le Notti delle Terme a Rapolano (ci sono vari pacchetti che offrono cena+terme).

La piscina interna ospita la sorgente naturale da cui l’acqua sgorga alla temperatura di 39°c: la temperatura e la presenza dei materiali menzionati fa si che queste acque si disinfettino naturalmente senza bisogno di addizioni chimiche delle classiche SPA o piscine.

Il tramonto sulle colline toscane e la suggestiva illuminazione notturna sulle acque “fumanti” delle piscine esterne, creano un ambiente magico, dove stare “a mollo” nell’acqua calda è un’esperienza di total relax, da far dimenticare che ogni 20 minuti è consigliato uscire dall’acqua! (ultima visita gennaio 2018)

L’altra struttura presente è lo stabilimento Terme Antica Querciolaia , che non ho avuto ancora il piacere di provare. Next time!


Quando andare

Ovviamente a seconda dei gusti: se non si ama il caldo è sconsigliabile l’estate, quella zona può diventare torrida di giorno. Per godersi le belle aree esterne è consigliabile la tarda primavera o inizio autunno a seconda delle annate, per alternare bagni di sole a bagni termali. D’inverno è molto suggestivo ma non ci si godono le aree esterne.

Se siete degli appassionati vi consiglio anche: A bagno come gli antichi: terme&SPA

Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, l’abbazia delle Crete

Una visita a questo antico convento benedettino che ancora mantiene intatti i suoi ritmi di vita monastica è un’esperienza artistico-culturale-spirituale, un must do to se ci si trova da queste parti .

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore può essere considerata l’abbazia delle Crete Senesi: nascosta da colline più alte, si scorge solo dopo alcuni tornanti di strade panoramiche sulle crete, campi di girasole e oliveti. Cartoline Toscane.

Una visita a questo antico convento benedettino che ancora mantiene intatti i suoi ritmi di vita monastica è un’esperienza artistico-culturale-spirituale, un must do to se ci si trova da queste parti .

La visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore comprende la chiesa, il chiostro, la biblioteca monumentale, il refettorio ed il museo che ospita opere religiose di vari artisti di vari tempi.

Nell’antica farmacia è allestito un negozio dove i Frati vendono i prodotti della loro azienda agricola ed i vini della loro cantina.

Per gli orari di apertura vi rimando al sito ufficiale, i Frati sono molto rigidi! www.monteolivetomaggiore.it

Per scattare qualche bella foto consiglio di arrivare a Monte Oliveto da Asciano, mentre per ammirare l’Abbazia da lontano, dal vicino borgo di Chiusure. 

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Silvia Rossi

Perdersi tra le strade bianche delle Crete Senesi

La mia Toscana: Perdersi tra le strade bianche delle Crete Senesi

Perdersi tra le strade bianche delle Crete Senesi: tra colline a perdita d’occhio custodite da casali e castelli secolari, ombreggiati da ordinati cipressi e boschetti di querce. Calanchi, balze e bianconi intervallano il paesaggio lunare dato dal colore di questa terra grigia di argilla, chiamato infatti il Deserto di Accona nel Medioevo. Oggi conosciuto in tutto il mondo come il contesto unico delle Crete Senesi.

Crete Senesi
Cipressi e Strade bianche

Una strada bianca che sale la collina, cipressi schierati come guardiani ambo lati, campi arati intorno fino all’orizzonte. Intorno a me la campagna si prepara all’autunno, ma non perde certo il suo fascino! (certo, da tornarci in primavera!). E’ la Strada di Leonina, un dolce percorso fino all’ omonimo Castello (oggi un hotel&resort da sogno) dopo il quale si interseca con altre strade bianche che si perdono nel paesaggio.

Su una sommità dominate la scena a 360°, strategicamente collocata, impatta Site Transitoire, un’opera scultorea dell’artista JeanPaul Philippe. Non sono un’esperta d’arte, pertanto per più info e per il significato vi rimando alla fonte da cui ho attinto: http://www.cretesenesi.com/site-transitoire-p-1_vis_3_172.html.

La strada bianca continua percorrendo l’ intero crinale fino al paesino di Mucigliano, come una lunghissima terrazza panoramica naturale sulle distese dei campi. Cartoline dalle Crete Senesi.

FAST TIPS : venendo Siena le zone delle Crete Senesi si trovano a sud-est e comprendono i paesi di AscianoBuonconventoMonteroni d’ArbiaRapolano Terme, San Giovanni d’Asso. Un colore per ogni stagione, dal verde della primavera, all’oro ed il giallo del grano e dei girasoli d’estate.

Asciano: è la capitale de Le Crete Senesi. Nella seconda domenica di ogni mese si tiene il Mercatino delle Crete, con artigiani e produttori di prelibatezze locali.

Strada di Leonina e Site Transitoire: da Siena prendere la SP438, indicazioni per il Castello di Leonina e proseguire in direzione Mucigliani.

Vicino al borgo di Chiusure troviamo l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. un luogo mistico e spirituale dove ritrovarsi.

SP438: strada panoramica, parte dell’antico percorso della Via Lauretana. View Points annessi.

Ottobre 2017
Silvia Rossi

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Bolgheri vino e poesia, grandi classici

Un weekend in stile “Dolce Vita” a base di Bolgheri, vino e poesia, una meta ideale per abbinare vino e letteratura. Grandi Classici per abbinamento.

Bolgheri vino e poesia per un weekend in stile “Dolce Vita”, una meta ideale per abbinare vino e letteratura, grandi classici sempre attuali.

Nell’entroterra della Costa degli Etruschi, a pochi chilometri dal mare, ma immerso nel verde delle colline, Bolgheri è un antico borgo che domina l’area circostante, da cui si hanno grandi panorami sui dintorni.

Bolgheri vino e poesia per rendere omaggio ai grandi vini rossi che si ottengono in queste terre; e poesia, grazie al Maestro Giosuè Carducci, che ne ha descritto i luoghi nelle sue celebri poesie. Dal famoso viale dei cipressi in Davanti a San Guido” , alla vita quotidiana del borgo nel giorno di “San Martino”, che tutti abbiamo studiato sui libri di scuola (o cantato con Fiorello 😉

Un’ottima meta quando sulla costa “sotto il Maestrale urla e biancheggia il mar”; per una passeggiata immedesimandosi in un

per le vie del borgo il ribollir dei tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar”

San Martino, Giosuè Carducci

Rallegrandosi con un ottimo calice di vino e davanti a tramonti spettacolari in ogni stagione.

FAST TIPS per un weekend “Dolce Vita” Bolgheri vino e poesia:

La Taverna del Pittore per una cenetta tipica toscana e degustazione dei famosissimi vini Bolgheri DOC rosso (e budget permettendo è possibile anche degustare un calice di Bolgheri Sassicaia DOC). Consiglio un tavolo all’aperto sotto il porticato.

Pernottamento all’ Agriturismo La Leccia, un casolare immerso nella pace di vigneti ed oliveti, dove il tempo sembra essersi fermato. Graziose le camere in perfetto country style. (€50,00/notte camera doppia in bassa stagione, sett2017).

Dedicato a chi cerca la poesia, a chi se ne circonda, a chi la fa. Cin Cin

Silvia Rossi

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Cosa non dimenticare mai in viaggio

Breve check list per evitare piccole dimenticanze che possono causare grandi disagi!

Mi riaggancio ad un post di ormai un annetto fa, grazie a Wanderlust-I viaggi di Robi che mi ha nominato per partecipare ad un simpatico gioco, ovvero stilare la lista di Cosa non dimenticare mai in viaggio, e nominare altri  travel bloggers che seguo con piacere:

Il tema mi è caro, perché per me il bagaglio è sempre fonte di ansia che si conclude solo quando lo vedo imbarcarsi all’aeroporto! E’ un’ansia verso me stessa e verso la mia testa, che sicuramente ha dimenticato qualcosa (o lo dimenticherà poi da qualche parte).

Cosa non dimenticare mai in viaggio, è ovviamente molto personale e nel corso del tempo e delle esperienze fatte, ognuno avrà stilato le proprie priorità/necessità/attitudini (e non-attitudini) per far fruire il viaggio nel migliore dei modi, evitando piccoli contrattempi che possono diventare grandi disagi.

Comunque, tornando a Cosa non dimenticare mai in viaggio, ecco le mie:

Digital Travel Kit: per esempio, io combatto da decenni con la “sfiga tecnologica“, che ancora non ho imparato bene a gestire. Ho capito però che posso mitigare i danni tenendo tutto compattato in un porta oggetti (stagno ed ignifugo!!), che chiamo appunto Digital Kit: adattatori, cavi e cavetti vari, power bank (almeno 2), SD cards, chiave USB, etc etc, doppioni di tutto, anche un cellulare “muletto” di riserva. Ed anche qui devo combattere contro me stessa, che dimentico cose a giro per ostelli e alberghi. 🙁

Il kit viene decimato ad ogni viaggio e deve essere ricontrollato prima di ogni partenza (al pari di quello del pronto soccorso). Ovviamente il Digital Kit è subordinato all’ingombrante presenza di una macchina fotografica, ed alla minore, ma non meno esigente in termini di accessori, di uno smartphone.

Sacco a pelo leggero: (premessa, sono freddolosa anche ai Caraibi). Correva l’anno 2005 quando lo acquistai in una nota catena di attrezzature sportive, con la romantica idea di dormirci nelle spiagge Cubane… idea mai realizzata, perché preferimmo comode casas particulares 😂, ma servì ugualmente!

il fido sacco a pelo
il fido sacco a pelo

Lode al mio sacco a pelo: è piccolo, leggero, chiuso è un morbido cilindretto che può essere usato come cuscino, mentre aperto, nella sua reale funzione di sacco a pelo, mi ha salvata in varie occasioni:

  • dalla gelida aria condizionata dei pulmann di Cuba, Turchia, Messico, Perù e Colombia, dove mi sono sparata intere nottate imbacuccata, guardando le palme dal finestrino con il naso congelato sotto gli sguardi divertiti della gente del luogo.
  • dalla gelida aria condizionata degli ostelli della Colombia, dove entrare nel dormitorio sembrava di cambiare continente.
  • dalle strane macchie dei materassi del bungalow di Mykonos e di altri ostelli nel mondo.
  • dall’ aggressione di insetti che vivono a certe latitudini oppure nei materassi di alcuni ostelli.

Personal Care Travel Set: se il viaggio è lungo, e di conseguenza ricorro ad ostelli, non mancano mai con me accappatoio ed asciugamani in microfibra. Nel beauty case, giusto l’indispensabile ed una base di prodotti in campioncini. I Duty Free Shops degli aeroporti sono sempre fonte di ispirazioni/acquisti di prodotti in versione travel size!

Cambio di vestiti per massimo 4/5 giorni, passaporto alla mano, carta di credito e bonaaaa ci si!

E sperando proprio di dimenticare quei pensieri della vita quotidiana che tanto pesano !! Always Aim High!

Silvia Rossi
Firenze, gennaio 2019

Transformación della Comuna 13

Quando ho deciso di fare il GraffiTour non avevo ben realizzato che oltre ad una passeggiata ad ammirare i murales, sarebbe stata anche una lezione sul drammatico passato e sull’attuale Transformación della Comuna 13.

Situata nella parte alta del Barrio Independencias, La 13 è un agglomerato di “case” aggrappato al fianco della collina, dall’incredibile precarietà e logica di costruzione (cioè nessuna). Poche le strade  in cui  passa a malapena una macchina e ripide scale si inerpicano tra queste costruzioni, lasciando intravedere scorci di vita quotidiana di oltre 100.000 persone.

La sua malfamata storia inizia negli anni ’80, un “territorio di nessuno” e quindi habitat di criminalità organizzata, tra narcos, guerriglieri, paramilitari, che se ne sono contesi il controllo, sia beneficiando la popolazione sia rendendola parte del loro sistema. Le risposte del governo furono svariate operazioni militari di larga scala. Riduttivo descrivere in poche righe il ventennio di terrore che gli abitanti devono aver vissuto. O meglio, è tristemente riassumibile nell’orrore della Escombrera (discarica), che dicono sia la più grande fossa comune clandestina dell’America Latina.

Adesso molto è stato fatto, ma tantissimo è ancora da fare per la Transformación della Comuna 13. Un complesso meccanismo culturale cominciato dalla stessa popolazione, che passa dall’arte e dalla musica (grazie alla scuola di hip hop ed arte Casa Kolacho), come risposta alla violenza.

Anche miglioramenti strutturali dell’area per agevolare la mobilità degli abitanti, come le Escaleras Electricas, un sistema di 6 tratti di scale mobili che collega differenti livelli della Comuna 13, permettendo di salire e scendere in pochi minuti un percorso di almeno 40′!

Il GraffiTour parte dalla stazione metro di San Javier, alla base della collina; lungo il percorso si susseguono i graffitos, ognuno con la propria storia: progetti di vari artisti dal compito sociale di ricordare il passato, con messaggi che celebrano la vita.

Dall’alto delle Escaleras Electricas, al Mirador de La 13, si ha una panoramica di Medellin che si allunga nella vallata tra le due cordigliere; dei ragazzi si alternano in esibizioni di break dance davanti a decine di entusiasti turisti da ogni dove. I racconti della guida sembrano quasi irreali e lontani, la transformación è reale.

Grazie a @storytellersmedellin, guide speciali, ragazzi cresciuti ne La 13quello che è stato uno dei quartieri più pericolosi al mondo ed oggi vuole essere un simbolo di pace e di transformación.

Silvia Rossi
Marzo 2018

hai letto Perché in Colombia?

Medellin Cuore e Graffiti

Medellin Cuore e Graffiti per andare oltre la violenza che la cronaca ha riportato, per una Transformación culturale che guarda ad un futuro di pace.

Perché si torni a ricordarla e parlarne per la Città dell’Eterna Primavera (grazie alla sua posizione geografica, in una vallata tra due cordigliere, il clima è sempre mite) e di Fernando Botero, invece che di Pablo Escobar, delle FARC, dei paramilitari, etc…

Medellin Cuore e Graffiti 

Da capitale del caffè colombiano ed altre attività industriali Medellin è una metropoli dal carattere moderno e modaiolo. Ma al di là di non troppo invisibili linee è divisa da forti contrasti sociali tra un quartiere e l’altro: ricche zone residenziali contrastano con i poveri barrios periferici arroccati sulle pendici delle montagne.

City tour

Con 2/3 giorni a disposizione si riesce a visitare i luoghi di principale interesse, tenendo conto del caos di una grande città sudamericana!

Centro città: si raccoglie più meno tra la Plazoleta de las Esculturas dove troneggiano 23 grandi statue di  Fernando Botero, il Museo de Antioquia ed il Palacio De La Cultura.

Il Pasaje Peatonal Carabobo (con la coloniale Iglesia de la Veracruz) e Avenida Junin, sono piene di negozi, bancarelle di ogni mercanzia e cibo di strada.

A pochi passi si trovano il Parque Berrio con la Basílica De La Candelaria e Plaza San Antonio con altre statue di Botero, tra cui quella del drammatico attentato terroristico del Pajaro Herido.  Infine, Plaza Cisneros o Parque De Las Luces con il suo mix di elementi tra luci, acqua e boschetti di bambù.

Parchi: per staccare dal caos metropolitano vale una passeggiata il Cerro Nutibara, una collinetta nel cuore della città, sulla cui cima si trova il Pueblito Paisa, la ricostruzione turistica di un tipico villaggio Antioqueño ed un belvedere a 360° su Medellin. Il Parque Arvì si trova invece fuori città (ci si arriva con la MetroCable) ed è un polmone verde ricco di sentieri, laghetti, etc, ideale per passarci un’intera giornata.

Narcos: la notorietà che la serie TV ha portato alla città dove Pablo Escobar aveva il suo quartier generale, sconcerta i colombiani che non hanno ancora dimenticato il terrore vissuto. Ma la notorietà ha portato anche business, esistono escursioni organizzate che portano i turisti sui luoghi delle vicende (è facile anche senza tour). Il Barrio Pablo Escobar che ovviamente non esiste sulle mappe, è stato un po’ più difficile da trovare: ecco qui → Cl. 38b #26c-20. Dei ragazzi mi hanno mostrato un negozietto di souvenir ed una stanza dietro alla statua del venerato Santo Niño de Atocha, che hanno allestito con degli pseudo cimeli del narcotrafficante.

GraffiTour della Comuna 13MUST TO DO in Medellin. Un Free Walking Tour  con guide speciali, ragazzi cresciuti proprio ne La 13quello che è stato uno dei quartieri più pericolosi al mondo ed oggi vuole essere un simbolo di pace e di transformación.  Grazie a @storytellersmedellin, → vedi la gallery completa.

Ed è da qui che ti parla, anima in mano, Medellin Cuore e Graffiti, ti racconta la sua storia attraverso i suoi murales profondi di significato.

Fast Tips

Trasporti: i luoghi principali sono facilmente raggiungibili con la Metro de Medellin, un sistema  di mezzi pubblici integrato tra Metro (treni su rotaia),  Metrocable (cabinovie), bus, tram, etc.  e dove non arriva la metro c’è sempre il mitico Uber, che ti porta ovunque ad un prezzo ragionevole.

Medellin_MetroCable by night Medellin_MetroCable by night

Un giro in MetroCable per rendersi conto della struttura di questa città dall’alto, è un’esperienza che consiglio (giusto andata e ritorno, senza scendere).

Pernottamento: ho scelto la zona del El Poblado (Hostal Casa Kiwi), un bel quartiere moderno e vivace, ricco di negozi, ristoranti, locali, parchi  e street art, vedi la gallery!

Silvia Rossi
Marzo 2018

Perché in Colombia
Un weekend a Bogotà, una metropoli da riscoprire

Perdida en Amazonas nel cuore di Madre Terra

Un viaggio alla ricerca di Pachamama.

Perdida en Amazonas nel cuore di Madre Terra è il mio racconto di questa meravigliosa esperienza a contatto con la natura e lontana dalla cosiddetta civiltà. Un sogno che ho da quando ero bambina e guardavo affascinata i documentari: vedere il polmone del mondo, la foresta pluviale Amazzonica. 

Perdida en Amazonas
Foresta Amazzonica

L’infinita distesa verde che ad un certo punto ha riempito sia il finestrino dell’aereo che i miei occhi e la mia anima di gioia in un nanosecondo, ha spazzato via ogni dubbio o insicurezza sulle scelte fatte. Ancora dovevo atterrare e già non vedevo l’ora di essere Perdida en Amazonas nel cuore di Madre Terra, nel regno di Pachamama!

Uscita dal minuscolo aeroporto di Iquitos (dall’alto una ferita nella giungla) mi accolgono un meraviglioso caldo tropicale (venendo dal dicembre fiorentino…) ed un super sole che alle 8 del mattino è già ustionante.  Contratto un mototaxi ed in un traffico pazzesco e senza regole mi porta al Flying Dog Hostel proprio sul Malecón di Iquitos… che si affaccia sul Rio Amazonas.

Il fascino di Iquitos è fortemente legato alla sua particolarissima posizione geografica, ma anche all’aspetto un po’ decadente che l’accompagna: la cittadina ha infatti vissuto anni di gloria quando l’economia era esplosa intorno al caucciù, per poi decadere quando questo prodotto è stato sostituito dalla chimica oppure da approvvigionamenti più convenienti in altri posti del globo. Meravigliosi colori, suoni e odori tropicali che riescono a mitigare i forti contrasti tristemente tipici di molti paesi che hanno subito uno sfruttamento su tutti i fronti.

La cittadina è piccola e si gira velocemente se non ci si perde per il mercato di Belem a parlare con i venditori a cercare di capire cosa sono la maggior parte dei prodotti!! Un luogo unico al mondo, magico, il mercato della Selva.

Rientro in ostello per riposarmi un po’, e casualmente inizia un’altra avventura … Ayahuasca, a tu per tu con lo Shamano

Cumaceba Lodge

Il pick up del Cumaceba Lodge arriva puntualissimo, un breve tragitto fino all’ imbarcadero ed in un’oretta di navigazione sul Rio raggiungiamo il paradiso… il Cumaceba Lodges, un eco-villaggio nel cuore della Selva.

Golbert è una Super Guida. Nei 4 giorni a seguire non ha mai smesso di raccontare storie incredibili, da spiriti della selva che ti rapiscono ad anaconda giganti mangia-uomini… indigeni, shamani, etc etc, le classiche storie che ancora raccontano ai loro bambini per insegnargli ad aver rispetto della natura ed una sana paura della Selva, del Rio e dei suoi pericolosissimi abitanti.

Lo scorrere delle giornate è stato scandito da passeggiate nella selva a varie ore del giorno per poter vedere i vari animali, ma soprattutto per riempirsi le orecchie dei loro suoni… infiniti, continui, sconosciuti… una musica incessante, come un concerto in cui i musicisti si danno il cambio nel corso della giornata a rotazione.

A navigare sul Rio a cercare i delfini rosa (visti grigi…), oppure addentrandosi nei rami secondari del fiume per pescare pirañhas (d mangiare poi a cena!). Come dice Golbert, nella giungla tutto quello che si muove è mangiabile (…) e il pirañha era buono, ed anche il pesce gatto fritto (ok fritto è buono tutto). Birrette al tramonto al molo del lodge, mega oziate in amaca. L’alba come sveglia, l’imbrunire per il riposo. That’s life.

Il picco di felicità l’ho raggiunto durante la visita ad un centro di recupero animali feriti, tra scimmie, pappagalli e bradipi… tutti liberi… senza paura dell’uomo… una bambina impazzita!

Vivere 4 giorni e 3 notti nel cuore della foresta Amazzonica peruviana, totalmente disconnessa dal mondo a me conosciuto, dalle comodità basilari a cui sono abituata (elettricità solo poche ore la sera, zero segnale telefonico), ad almeno un’ora di navigazione dal centro abitato più vicino, con insetti e tarantole come fosse il giorno del giudizio, bhè, da non credersi, ma sono stati i quattro giorni più rilassanti della mia vita. Senza interferenze e/o stimoli esterni che potessero distrarmi dal mio obiettivo e totalmente connessa con me. Mangiare. Dormire. Meditare. Parlare con alberi e animali. Troppo pochi 4 giorni. Riportatemi li!!

Perdida en Amazonas, per ritrovarmi.

A Mamma&Babbo, solo grazie a voi!

Silvia Rossi

20/23 dicembre 2017

 

Perdida en Amazonas
Amazonian Sunset

El Poblado Medellin street art

Delle vere e proprie gallerie d’arte a cielo aperto colorano muri e strade a El Poblado, il giovane e modaiolo quartiere di Medellin si veste di street art nel suo fantastico mix culturale, un realismo magico che si figura.

Impossibile non rimanere affascinati da tutta questa creatività mentre si cammina a El Poblado, nelle vie si susseguono negozi di moda e vivaci caffè con la musica che invade l’aria.

Al Parque Lleras, ogni bancarella di artigianato porta con sé un pezzetto di questa fantastica Colombia: dal tradizionale sombrero vueltiao (cappello simbolo della nazione), alle borse degli indigeni Wayuu (anche in coloratissima chiave moderna) alle meravigliose amache (che ancora mi pento di non preso li).

Silvia Rossi
Marzo 2018

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La Candelaria di Bogotà Photo Gallery

La Candelaria è il nucleo originario della fondazione di Bogotà (1538); camminando in questa manciata di calles strette e ripide, tra le sue case in stile coloniale, non si può fare a meno di ammirare gli innumerevoli dettagli di porte, finestre, mura coloratissime e spesso decorate da murales (vedi gallery), che caratterizzano questo barrio.

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Silvia Rossi
marzo 2018